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#trivellatuasorella: una comunicazione vincente

trivella

Comunicazione politica ed epic fail? #trivellatuasorella è sicuramente un caso di successo. Infatti nonostante il pessimo gusto ed disprezzo della donna palesato nel banner l’epic fail diventa un vero e proprio virale.

In genere la comunicazione politica cozza spesso con quel che deve essere una buona comunicazione. Improvvisati ed improvvisazione fanno danni irrimediabili. Candidati umiliati da addetti alla comunicazione, trovate e boutade poco accorte costellano la storia della comunicazione politica del Bel Paese.

Ovviamente una trovata come quella di #trivellatasorella e con quel banner non si era mai vista.

Sessismo e sessismi fanno la parte principale ed ora che i social sono diventati importanti quanto la piazza dove sino a qualche anno fa si faceva un comizio ecco che impera il disastro comunicativo.

‪#‎trivellatuasorella‬ uno scempio comunicativo per la  campagna referendaria che il 17 Aprile. Solo un hastang così mi farebbe venire voglia di non partecipare alla tornata elettorale ed io di comunicazione ci vivo oltre che a farla e studiarla.

Trivella chi?

Tu sorelle non ne hai? Chissà cosa ha pensato il creatore dell’hastang chissà cosa altro ha pensato l’ideatore del banner e nulla valgono a mio parere pe scuse dell’agenzia di comunicazione che avrebbe ideato tutto questo.

Così ho pensato ma è chiaro che non tutti possiamo avere lo stesso pensiero e la stessa tendenza all’analisi di un messaggio.

Dietro quel post un motivo a mio avviso c’è: si voleva far parlare di sè (agenzia) mission riuscita: Il resto è stato posto da parte a nessuno sembra essere interessato nè il concetto del referendum tanto meno la pratica della buona comunicazione quella che deve essere anche ecologica.

Un post a commento sulla pagina social dell’agenzia che avrebbe creato la genialata giustifica la vicenza come un presunto errore di un social manager. Solita questione in genere funziona così. In realtà di tutta la vicenda chi vince è proprio l’agenzia.

In realtà a mio modestissimo parere l’agenzia  dovrebbe rivedere le proprie tecniche ma in un mondo dove l’unconventional è diventato abituale probabilmente ci si trova davanti ad un caso simile.  Una operazione che giustificano così

“Se vuoi stuprare il nostro mare, cui siamo legati per cultura, tradizione, amore viscerale, perché allora non fai la stessa cosa a tua sorella, intesa come una persona alla quale sei intimamente legato, alla quale non faresti mai del male?”. Questo era il senso per noi dell’operazione.”

A nessuno devono però sfuggire i dati rilevanti di tutto questo:

“ha avuto ampia divulgazione non è certamente grazie ad una pagina che conta appena 150 like, ma proprio grazie all’ampia campagna contraria che tutti coloro che si sono sentiti offesi da tale immagine hanno condotto. Altra buona regola della comunicazione è che un messaggio lesivo non può essere bloccato amplificandone la circolazione.”

In realtà bastava che nessuno condividesse quel post proprio perchè disgustato dal messaggio e l’agenzia non se la sarebbe “filata” nessuno.

Se un messaggio non ci piace non lo si condivide, se lo si condivide indirettamente siamo portatori di valore aggiunto al creativo che genera simili aberrazioni.

Il post invece è stato condiviso, commentato ed ha ottenuto ottimi livelli di social share: una operazione di comunicazione che ha visto. Ogni volta che quella immagine è stata condivisa si è portata con sè hastang e marchio dell’agenzia ed allora se perde la comunicazione buona, quella sensata, quella istruttiva, quella che specifica la mission del referendum perde sommersa dal sessismo e dal maschilismo di questo banner, vince la comunicazione trash quella rapida, quella virale, quella ricca di nonsense dove solo il $ conta ed il messaggio cessa i esistere.

Donne e uomini che sperimentano i social certi di ottenere successi insperati ed impossibili abbassano il già poco alto profilo della comunicazione politica italiana.

Effetto social ? O semplicemente effetto ignoranza?

Indubbiamente entrambe ed allora che sia la volta buona questa?

Forse bisognerebbe trattenersi dal like compulsivo ed andare a percepire il messaggio vero.

A me questa immagine rappresenta una donna (uno stereotipo di donna) sodomizzata uno strumento di ingegneria geologica ed allora se lo vedo non condivido anzi scrivo quel che penso all’agenzia che ha creato il banner demenziale.

Un referendum poco sentito come quello del 17 aprile doveva essere portato all’attenzione della massa ed allora che questa non sia una strategia?

Tra tutti c’è anche chi pensa che grazie a questo epic fail si perderà il referendum chissà, il 18 aprile lo si saprà.

Intanto l’idea di creare una campagna horror ha generato una marea di condivisioni proprio quello che desiderava fare la persona che ha ben pensato di strumentalizzare una immagine di donna in quel modo.

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