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L’emozione di un’assenza

Ti incontro nelle ore di ogni giorno mio da sempre, 

Da qualche anno più forte sento il vuoto

Ti ho sempre  parlato da lontano sperando che le mie parole ti arrivassero

Sono stata forte e mi son fatta male molto male per il timore di sbagliare con il resto del mondo

Ho sbagliato sapendo di farmi male

Ho pensato al tuo ultimo abbraccio quello dove ogni volta mi nascondo quando mi sento  un po’ così

“Io sono qui, sempre, per te, ricordatelo. Sempre” 

Nei giorni bui ho camminato ed ancora cammino nella tua casa, quella lì, quella che chissà se c’è.

Nella tua cucina mi nascondo quando qualcosa non va

Vedo ancora la lacrima che ti scorre sul volto rugoso quando sistemi le lunghe trecce biance, 

“non è niente sono i capelli” dicevi, quelle lacrime poi per tristezze diverse dalle tue hanno continuano e continuano a solcare il mio volto, rigorosamente di nascosto. 

Erano le assenze: quelle tue.

Quando il male è tanto e la paura è forte c’è quel lettino nella stanzina nel primo pomeriggio d’estate. 

Ricordi, emozioni, parole, profumi: credo di non averne cancellato nemmeno uno. Impossibile farlo: ho cercato di mettere tutto dentro un cassetto.

Per anni lo ho chiuso in fretta: troppa paura, terrore.

Ho creduto per oltre 20 anni di non poter mai sentire assenza e vuoto.

Ora ci sbircio ogni tanto, lo faccio anche se chi me lo ha insegnato si è allontanata da me. Forse era la sua missione accompagnarmi sino ad aprire quel cassetto.

Di te ho imparato a sentirti nel vento, a scorgerti nelle angolazioni della luce, a riconoscerti nel silenzio.

Ho sempre sperato, un giorno, di poterti rivedere ed ascoltare, assaggiare i tuoi piatti semplici, sentire quella mano ruvida sulla mia pelle o tra i capelli.

Ho sempre desiderato di poterti dire quanto mancavi: non è stato mai possibile, da anni ormai non lo sarà mai.

Sei da sempre stata dentro di me ed in me: di te ricordo tutto ed ogni giorno di più.

Milioni di domande mi son fatta sempre e continuerò a farmi.

Milioni di volte ho desiderato che tutto fosse diverso da come mi veniva raccontato: lo era.

Di un pomeriggio di tarda primavera ricordo il profumo di pane, il rosmarino ed i colori, quel lieve acre odore di sudore dovuto al colore che sempre avevi indosso e la forza dell’abbraccio, forse lo sapevi.  Sarebbe stato l’ultimo. Forse lo sapevo: era l’ultimo.

Di quel pomeriggio di gennaio ricordo il sapore del caffè d’orzo,
(come te non bevo nè caffè nè alcool)
Le voci del bar,
La chiamata
Le lacrime che scorrono di notte per ore,

Ricordo bene chi per me è stata di più: chi ha reso possibile un piccolo pensiero. Ricordo e mai dimenticherò.  Ricordo che mentre lei portava il pensiero, la radio del supermarket trasmetteva Vasco

“Non è facile pensare di andar via e portarsi dietro la malinconia/ non è facilepartire e poi morire/per rinascere in un’altra situazione/un mondo migliore. Non è facile pensare di cambiare/le abitudine di tutta una stagione/di una vita che è passata come un lampo/e che fila dritta verso la stazione/di un mondo migliore”

Ricordo le lacrime scendere all’alba e al tramonto, di mattina e di sera, di notte.

Il giorno dopo: il solito treno per il viaggio verso il sud. Gli occhiali scuri, le lacrime che scendono, i ricordi, il teatro sui binari ed io che potevo parlarne solo con lei.

Il vuoto e l’assenza: quella che ero convinta di non poter sentire mai.

La notte: spaventata, impaurita e stanca è stata come sentirti, è stata come averti vicina.

Forse è la mente, forse no.

A me piace credere, come mi ha insegnato qualcuno, che libera da ogni vincolo sia stato possibile capirmi e vedermi. Chissà.

Niente può far tornare indietro il tempo: ho imparato che non potrò mai permettermi di fare questo ad altri, tutto, nonostante tutto e tutti.

Troverò la forza di continuare a capire giorno per giorno e di continuare ad amare il bello delle piccole cose, continuerò a cercarti, sentirti e sentirmi un pò a metà.

 

 

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