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Le storie, quelle belle da raccontare, accadono quando meno te lo immagini

Ci sono giornate speciali che arrivano quando meno te lo aspetti: perchè sì la magia della vita è la continua sorpresa, questo è. Ci sono persone speciali che scopri quando sei distratta più che mai da una notifica, una mail, una telefonata un qualcosa di urgente, importante da fare. Ci sono le storie belle da raccontare: semplici.

Accade così tutto all’improvviso: quell’improvviso bello che ti lascia sorpresa, quell’improvviso capace di cambiare la tua rigida organizzazione delle giornate, delle ore, degli istanti, dei momenti divisi tra fare e non fare,  ricordarsi di mangiare, dormire, camminare e non solo pensare.

E’ un istante quello che cambia la vita e ti fa tornare al tempo in cui Dire Fare e Baciare era il tuo esercizio di scrittura quotidiana.

Essere consapevoli che la vita può cambiare: in bello in pochi istanti è la prima lezione di questa storia, tutta un’altra storia per davvero.

Le storie da raccontare accadono anche quando non le cerchi

Accade tutto per caso, ormai qualche mese fa, i giorni non è mai stato il mio forte contarli: ho  l’abitudine di tenere nota solo delle cose brutte, quelle che accadono e ti restano fisse nella mente, i giorni belli sono belli di per sè non hanno bisogno di segni particolari sul calendario, non scadono e restano comunque per sempre, non si cancellano e non si cancelleranno mai le cose belle.

Le storie belle da raccontare, da scrivere, da tenere dentro il cuore accadono per milleecentomotivi diversi.

Le storie brutte da raccontare, scrivere e far conoscere sono da sempre il mio forte: da un certo punto di vista le adoro, da altri no, ti cambiano l’animo, ti fanno diventare diversa quasi cancellare quello che in realtà sei. Scriverle, quelle brutte, ti regala un bel pò di forza o almeno in apparenza sembra così: scrivendole non pensi a quello che….ti accade intorno e ti fa male.  Con me è sempre funzionato così. Da sempre dalla prima volta che quasi 30 anni fa ho acceso un pc.

Le storie, quelle belle come questa, ti fanno ricordare che infondo sei ancora quella di Dire Fare e Baciare. Come è possibile oltre 25 anni dopo lo sa. Quella che si divertiva un mondo a leggere e raccontare storie belle. Quella che  solo l’energia che ha voluto farmi questo piccolo grande dono speciale forse ancora ricordava.

Io, quella che prima di qualsiasi parola ci pensa 5000 volte, io quella che il condizionale è necessario, la sopposizione prima di tutto, il sospetto lecito o illecito, il dubbio come fondamento del mio vivere quotidiano, una sera come per magia si scopre diversa.

Cosa succede lo lascio immaginare a te che leggi e questa volta non stai leggendo uno dei miei testi commerciali, di marketing, di informazione, di formazione, di comunicazione ma stai leggendo parole mie, vere, quelle che mentre scrivo le dita corrono veloci senza aver timore di sbagliare o di usare un tempo verbale capace di farmi male o ferire altri.

Sì perchè tu che leggi non lo sai: anche i tempi verbali, le virgole, i punti, le parole possono far male e farlo per davvero: in questo caso no. Non lo fanno a me no di certo e a te che leggi forse faranno solo bene, forse ti faranno capire ciò che ho capito io.

Sembra strano per chi come me vive di notifiche e ansie da notifiche, per chi come me lo smart uber alles, la suoneria sempre bella viva a qualsiasi ora della notte e del giorno. Le notifiche che scocciano, stressano e ti fanno diventare una sorta di maniaca della puntualità e della rapidità, rispondere subito, visualizzare anche a occhi chiusi, essere profilante per il mondo e persino per gli amici, quelli intorn.

Poi ti arriva quella notifica non cercata, inaspettata ed è subito un caffè, nel giardino del bar preferito ed è un tramonto al mare che è bello quanto un’alba.

E sono giorni di notifiche più belle che s’alternano magicamente con quelle costanti, ma si alternano così bene che nemmeno quelle più cariche di ansia diventano capaci di distrubare la bellezza di quelle che non aspetti ma arrivano.

Ed è così che giorno dopo giorno prende forma un’altra storia: la mia anzi forse (aggiungo e non cancello) la nostra.

Ed è così che dopo un caffè, una pizza, una parola, un sorriso: milioni di parole in comune che, non serve nemmeno dirle.

Quando accade è così bello che non serve nemmeno perdere milioni di istanti in analisi di ricerca della logica. La logica qualche volta è bene lasciarla da parte.

Ogni mia azione è comandata dalla necessità di una risposta logica a qualsiasi azione: in questo caso no.

Da anni, forse troppi, avevo scelto di essere un’altra me, quella che deve essere brava, quasi perfetta quando lavoro, quando parla, quando si impegna, quella che deve essere diversa dagli altri ma nella sua diversità deve essere quasi un robot.

Quando cambi e non sei cambiata mai

Da anni ho scelto consapevolmente di essere un pò come il mondo mi voleva: la ex ragazza molto forte, così forte da poter fare sempre ciò che ha voluto e desiderato, così forte da riuscire a gestire qualsiasi angoscia e dolore in totale autonomia. (Almeno in apparenza  il resto è diverso) Ho scelto consapevolmente di diventare quella che sono oggi: quella donna che sa sempre ciò che vuole e ciò che fa, con scrupolo e con coscienza proprio come il mondo di oggi vuole una Donna.

Eppure nonostante tutto in tutto ciò che ho fatto sino ad oggi ho messo tanto cuore e mai un briciolo di cuore, tanta passione e tanto amore, forse persino senza rendermene conto.

Questo mi ha permesso di conservare dentro di me l’eterna ragazza, sempre quella di Dire Fare e Baciare.

Se vi chiedete cosa sia questo Dire Fare e Baciare ricorrente nel testo quasi quanto un richiamo di brand: non avete mai vissuto gli anni 90 belli e ribelli come me, forse tristi e pensiero, con un salto subito oltre il muro senza passare per una via di mezzo.Dire Fare e Baciare è stato per anni un magazine alternativo di chi al liceo  usava la Smemoranda e disdegnava forte il diario di Cioè o quello dei Campioni. Ora forse ci siete e se non ci siete per me che oggi scrivo libera da ogni incarico non è rilevante.  In modo più semplice: esistono emozioni, situazioni, sensazioni che mi hanno fatto tornare quella che ero, un tempo, quella che forse non ricordavo più di essere.

Le storie belle sono l’imperfezione della semplicità

Preparati, ricordati tutto, ripassa, rileggi, riscrivi, appunta, fai un brief, prepara una slider, sii puntuale, arriva in anticipo, ricordati di pettinarti, scegliere i colori giusti, non far trasparire nè tristezza nè felicità, sii abbastanza flessibile ma mai troppo, non far trasparire nulla dalla tua voce. Un mantra quotidiano: per me e per tante e tanti.  Un mantra valido la mattina per lavoro e super valido con qualche accezione differente anche la sera quando si esce tra amici e conoscenti.

Ogni azione deve essere un successo: e deve esserlo seriamente.  Anche quando nessuno te lo riconoscerà: devi cercare di essere il meglio del meglio.

Sembrare perfetta anche se non lo sei dà a chiunque una impressione differente di te: fa conoscere un’altra te.

La perfezione poi è qualcosa di standardizzato, rispettandone i canoni chiunque può apparire perfetto ma per non deludere deve continuare ad esserlo a tutti i costi. Per imparare serve una ottima palestra ed un bel pò di forza.

Quella volta lì, questa volta di cui vi scrivo: il mantra me lo sono dimenticata, troppo presa dalla ripresa del lavoro dopo le altrui pause estive. Non c’era spazio per controllare la perfezione: regnava in me ovunque l’imperfezione.

Incredibile: anche l’imperfezione può essere importante e forse nelle umane cose lo è davvero. Non ci riuscivo più a pensare. Ogni istante girava/gira e forse girerà per molto tempo intorno al mio solito amato e caro mantra. Al mio mantra due minuti prima del tutto si aggiunge “ed ora sorridi, sorridi bene, sorridi veramente”. Non so se ho sorriso quella sera, non me lo ricordo, penso di sì, ma lo ho fatto semplicemente con naturalezza senza ricordarmi che “il sorriso bisogna sempre averlo: genera sentiment”.

Senza accorgermene minimamente sono stata quella che poche persone conoscono, quella vera, normale senza sovrastrutture imposte del mondo che ci circonda e  mi circonda (il mio poi è sempre e solo fatto dalla più grande droga della storia: il marketing) .

Abituata ad altro non avevo mai pensato che tutto potesse essere abbastanza facile: così come lo è. Abituata a misurare ogni parola, ogni gesto, ogni respiro avevo dimenticato l’essenza, quella vera.

L’essenza della reale semplicità quella che non ti fa stare 12 ore a far bozze prima di scrivere un messaggio, quella che non ti fa congelare un istante prima di parlare, quella che ti fa essere così come sei, naturalmente tu, mi è arrivata un pò come per incanto.

Mi piace pensare che questo sia un regalo, l’ennesimo della mia rosa bianca. Penso sia così: ne ho quasi la certezza. Voglio crederci: credo di essere ancora quella lì, quella che pochi conoscono e forse in questa vita qui nessuno.

Essere semplici, non aver paura, essere sè stessi. Lo avevo dimenticato quasi certamente: poi tempo fa è accaduto di aver conosciuto una donna magnifica che giorno giorno dopo giorno me lo ha ricordato. Sì è la sua mission questa: è la mission della mia sorella G.

È anche grazie alla sua pazienza che ho riscoperto il senso della semplicità, che ho ritrovato il senso del poter fare una telefonata senza dover per forza chiedere appuntamento. È lei che parolina dopo parolina con tanta pazienza senza nemmeno saperlo mi ha fatto trovare quel pezzo di me che si era perso, perso ma non per sempre.

Imperfetti e semplici è bello: molto. Cosi bello che ci sono volte in cui non ci si scopre perfetti nella completa imperfezione.

Ci sono volte che dalla completa imperfezione nascono storie belle da scrivere, narrazioni colorate e profonde, storie forse semplici per chi conosce la melodia dei sentimenti, difficili e particolari per chi come me ha per anni preferito il freddo ed il grigio della perfetta costruzione di ogni istante.

 

 

 

 

 

 

 

 

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